Diventare Minimalista

Come esserlo senza rinunce, dando il giusto valore a ciò che apprezziamo realmente.

È il trend del momento.

Libri, blog, podcast, tutti sembrano puntare su questo modo di vedere e interpretare il nostro quotidiano, facendo a meno di tutto ciò che è superfluo, facendo decluttering, vivendo con il minimo indispensabile.

Ma cosa è davvero superfluo?

Al giorno d’oggi non è così facile definirlo, forse la maggior parte di ciò di cui ci circondiamo. Io l’ho capito solo quando ho lasciato casa in Italia per trasferirmi all’estero; nel momento in cui ho iniziato a riempire scatoloni (che ho poi “dimenticato” in Italia) e riempito sacchi di abiti (spesso nuovi o quasi mai usati) ho realizzato quante cose fossero di troppo nella mia vita.

Minimalismo non significa rinunciare

Minimalismo significa dare la giusta importanza alle cose che davvero apprezziamo e apportano valore alla nostra vita.

È imparare a riconoscere quelle che sono mere distrazioni, evitando acquisti per lo più compulsivi atti a soddisfare il bisogno di ricompensarci nelle giornate noiose.

Rallentiamo, ragioniamo e prendiamoci il tempo per pensare cosa davvero ci rende felici e cosa può aiutarci a definire noi stessi.

Less Is More = meno cose significa più tempo

Abiti, soprammobili, riviste, oggetti che ho accumulato per anni solo perché buttarli pareva brutto o sembrava uno spreco; in realtà lo spreco è stato quello di denaro, ma ancora di più quello di tempo e spazio dedicato a cose. Spesso ragioniamo in termini economici ma non di tempo: quanto tempo ci costa accumulare cose? Quanto tempo passiamo lavorando per pagarle? Quanto tempo dedichiamo a pulirle, spolverando soprammobili che magari nemmeno ci piacciono, collezioni di cose futili che col passare degli anni ci interessano sempre meno, vestiti che non indossiamo dopo una stagione perché non più del colore di moda?

Meno cose significa più libertà

Cerco sempre di non estremizzare, ma quando mi sono ritrovato a fare a meno del 70% di quanto possedevo non ho potuto fare altro che cambiare il mio punto di vista trasformando il mio modo di vivere. Mi piace pensare che al momento vivo con le cose che potrei trasportare in uno zaino ed una valigia; il senso di libertà che ne deriva è per me impagabile.

Come capire cosa è davvero indispensabile?

Mi vesto minimal. E con minimal intendo molto minimal. Quasi tutto quello che indosso è nero (perché mi piace, ovviamente, ci si può anche vestire di giallo ed essere altrettanto minimal) non ho bisogno di creare abbinamenti, uso qualche colore solo per t-shirt e maglioni. Scarpe, accessori, borse e zaini sono tutti neri. Mi piace.

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Ho ridotto al minimo anche il vestiario che uso per fare sport; questo tipo di abbigliamento è così leggero che asciuga in una notte, non mi servono ricambi. Un set estivo e uno invernale, mentre gli “accessori” sono ambivalenti per correre e fare bici.

Se credo che un determinato oggetto possa davvero aiutarmi a creare qualcosa, meglio o più velocemente, lo acquisto senza remore.

Non mi pongo invece limiti per quanto riguarda elettronica e tutto ciò che considero utile a creare: Macbook, iPhone, macchine fotografiche, lenti, uso il buon senso senza rincorrere l’ultimo modello che viene presentato. Ovviamente valuto l’oggetto/strumento più conveniente e polivalente prima di acquistarlo.

Minimalismo senza estremizzare

Come per tutte le cose, estremizzare lo trovo un modo per sfociare in territorio da “setta”, far diventare il minimalismo una specie di culto non può certo semplificare le nostre vite, semmai il contrario. Non estremizzare include non dare peso a quello che pensano gli altri del nostro modo di vivere e soprattutto non cercando di convertirli a quello che potrebbe sembrare un “credo”. Mi piace condividere il mio pensiero, ma trovo che le opere di convincimento siano spesso contro produttive. Ognuno deve raggiungere il proprio equilibrio, senza badare a dettami o liste che ci insegnino a seguire quello che sembra la moda del momento, facendone appunto un trend e non un sano stile di vita.

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